ANTONIO ANDREUCCI

I MOTI DEL PENNACCHIO

Barricate per il capoluogo nelle città

di Pescara, Reggio e L'Aquila

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ANTONIO ANDREUCCI

I MOTI DEL PENNACCHIO

Barricate per il capoluogo nelle città

di Pescara, Reggio e L'Aquila

 

I Moti non furono una questione di campanile, ma uno scontro di mentalità per i tempi che stavano cambiando e di cui pochi avevano afferrato la portata epocale. 

 

Pagine che quando vengono rievocate possono suscitare il bruciore di una ferita mai compiutamente rimarginata, oppure l’effetto lenitivo del tempo trascorso o persino l’indifferenza del passaggio generazionale. 

Di cosa si tratta?

Questo libro era stato concepito come una cronaca delle sommosse popolari che si svolsero all’Aquila dal 26 al 28 febbraio del 1971 contro quella che fu definita “la guerra per il capoluogo” di regione.

 

A cinquant’anni dai Moti sembrava doveroso ricordare cosa avvenne, quali furono gli errori, quale insegnamento la classe politica avrebbe dovuto trarne, e riflettere sul futuro della Regione e di quello che oggi è il suo capoluogo.

Con l'approfondimento della ricerca è sembrato altresì doveroso ricordare che in Abruzzo non ci fu soltanto la ribellione aquilana, ma due ribellioni. A giugno del 1970 ve ne fu una dimenticata e ignorata a Pescara. Non solo: a fare da ideale trait d’union, vi furono i Moti di Reggio Calabria, durati ben sette mesi, con morti, attentanti e la divisione salomonica dell’Istituzione regionale.

Una battaglia per ottenere qualcosa che non si aveva, ma che ognuno riteneva gli spettasse per il passato (L’Aquila), per il presente (Pescara), o per entrambi (Reggio Calabria). Si trattò di Moti popolari, con tutte le caratteristiche, positive e negative, che un’esplosione di sentimenti può provocare.

C’è quindi un filo invisibile che lega tra loro Pescara, Reggio Calabria e L’Aquila: la “guerra del pennacchio", un fregio non solo ornamentale, ma, in quel caso, denso di potere politico e di sviluppo economico.

 

I Moti del Pennacchio

€ 17,99

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A distanza di mezzo secolo, accantonate come anacronistiche le contrapposizioni di uno sterile campanilismo che non ha più senso d’essere, quegli errori hanno fatto e scritto la storia.

Le pagine ingiallite del “come eravamo” si trasformano nell’analisi attenta di Andreucci, l'autore, in pagine vive di una narrazione serrata, partecipata e sincera, di un’occasione perduta per compiere quel salto di qualità continuamente annunciato, ma mai compiutamente realizzato dall’Abruzzo, sempre troppo a Sud del Nord e a volte troppo a Nord del Sud.


All’interno di quest’opera straordinaria, scoprirai:

  •  I Moti di Pescara

Sindaco e vescovo in processione

Le notti dei fuochi

Da borgo a città metropolitana

  • I Moti di Reggio

In Calabria fu “Boia chi molla!”

Cronologia di una rivolta

Era solo rabbia

  • I Moti dell'Aquila

Era già tutto previsto

Tre giorni di ordinaria follia

Cosa è stato di quelle ore

E tanto altro ancora di una storia che fece epoca e di cui è ancora vivo il ricordo!

Se sei appassionato di storia  scopri che dietro le barricate scorreva forte il fiume della passione, della difesa del proprio territorio, del sentirsi protagonisti nel disegnare un futuro possibile di crescita e di conquista.

Prenota la tua copia per essere tra i primi ad avere in mano la rievocazione dei Moti per il Capoluogo!

 

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I Moti del Pennacchio

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Antonio Andreucci, giornalista “di razza” ripercorre i Moti che segnarono giorni di rivelazione per gli stessi cittadini che ne furono protagonisti.

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ANTONIO ANDREUCCI

Giornalista e scrittore. Vincitore della prima edizione del premio di poesia Umbertide e della “Targa Presidente della Repubblica” del Premio cronisti UNCI 2010. Finalista dei premi Siena e Argentario 2016 per la narrativa inedita con Il ragazzo che aveva sognato l’America e vincitore, con il romanzo In nome del Padre - Scandali, segreti e intrighi oltre l’ombra del Cupolone, del premio europeo Wilde per inediti 2017.

Vincitore del premio giornalistico  “Polidoro” 2020 alla carriera.

 

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